Storia
 

ORATORIO DI SAN BIAGIO

COME ARRIVARE
L'oratorio di San Biagio si può raggiungere a piedi, per una stradina sterrata lunga meno di un chilometro che
parte dal piazzale della parrocchiale di Grumolo e attraversa con un piccolo ponte la valle di S. Andrea dalle nere pietre basaltiche, lungo le cui sponde nel periodo primaverile è tutto un tappeto di fiori. D'estate poi tutto il percorso è ombreggiato dalle grandi piante che lo costeggiano. Raggiungendo San Biagio a piedi si potrà cogliere la essenza mistica di questo luogo, a metà costa della collina del "Castello", tra il verde intenso di cipressi e ippocastani. Sul colle di San Biagio si accede attraverso una breve scalinata con scalini in pietra e ciottolato con il tipico sasso nero, tra siepi rustiche e muretti di contenimento che poggiano sul basamento roccioso. La chiesetta di S. Biagio di Grumolo Pedemonte è posta nei primi colli delle Bregonze in un luogo incantevole, tra i più suggestivi del Vicentino. Da qui nelle giornate limpide, tra i verdi colli di Grumolo, lo sguardo spazia verso la pianura veneta.

LE ORIGINI
La chiesetta è di origine molto antica, risalente forse al periodo intorno all'anno Mille, anche se non vi sono documenti scritti a testimoniare la data di costruzione, ma alcuni indizi archeologici si. Infatti in occasione del restauro della chiesetta del 1980-82 fu ritrovata casualmente una pietra lavorata, di probabile origine longobarda o comunque altomedioevale. In corrispondenza del presbiterio entro una piccola nicchia è stata infatti riutilizzata come piccolo architrave una pietra con una decorazione a nastri intrecciati tipica del periodo longobardo e di grande interesse storico. Molto interessante è anche una pietra scolpita con una croce di probabile origine medioevale. murata a destra dell'ingresso principale.
 Questa meravigliosa chiesetta, quasi nascosta tra il verde delle colline di Grumolo è certamente un esempio di quello stile che prende il nome di tardoromanico. Scarsi sono gli elementi figurativi che potrebbero dare una datazione precisa all'edificio anche se non mancano testimonianze di questo gusto. Non mancano elementi e contaminazioni che nascono dal particolare uso dei materiali, dal gusto provinciale delle maestranze e non ultimo dalla evidente scarsità di mezzi finanziari di un paesetto che un tempo a malapena poteva raggiungere il centinaio di abitanti, anche se non dovettero mancare aiuti sotto t'orma di donazioni da parte di nobili locali.

DESCRIZIONE DELLA CHIESA
L' aspetto attuale della chiesa può essere fatto risalire alla fine del trecento o ai primi decenni del Quattrocento, quando i lavori di ristrutturazione e di abbellimento ci hanno consegnato questo piccolo gioiello dalle semplici ma raffinate proporzioni. All'interno l' edificio è costituito da un 'unica grande aula caratterizzata dal soffitto con capriate lignee e pianelle di cotto, sostenute da travicelli decorati. Molto interessante è il presbiterio, rialzato di uno scalino rispetto al livello della navata nel quale è incisa la data 1518, con il catino absidale orientato a Sud, verso il sorgere del sole, come le chiese più antiche.

GLI INTERNI
All'interno della chiesetta si notano fin dall'ingresso le pareti decorate e lo splendido ciclo
di affreschi del presbiterio e dell'abside. Sulla parete a nord invece vi è un piccolo altare dedicato alla Vergine Maria.
L'atmosfera antica del luogo è data anche dal soffitto con le cinque capriate in legno che poggiano su elaborate mensole in pietra, con i travicelli decorati che sostengono le pianelle in cotto. La pavimentazione della chiesa è nel tipico "pastellone alla veneziana" un rosso impasto di sabbia, calce e polvere di cotto, sul quale si stacca il semplice gradino in pietra del presbiterio.

IL CAMPANILE
Molto suggestivo è il campanile quadrato dalle semplici linee architettoniche con copertura a quattro spioventi in coppi. Nei quattro lati al livello della cella campanaria, a cui si accede tramite una scala in legno dalla sacrestia, vi sono quattro aperture centinate, due della quali sostenute al centro da originali lastre in pietra poste verticalmente. Le campane attuali sono state rifuse nel 1932. Per accedere al campanile nei giorni di festa e in particolare nel giorno di San Biagio quando le vallate risuonano del dolce suono delle campane, si fa uso di una semplice scala a pioli mobile in legno.

GLI AFFRESCHI
La chiesetta di San Biagio è un vero e proprio scrigno d 'arte in quanto conserva all'interno

 e all'esterno uno straordinario ciclo di affreschi datati dal Trecento al Cinquecento.
Della chiesa più antica rimangono due affreschi con santi nella parete sud-est vicino al presbitero.
I più antichi affreschi presenti nella chiesetta solo quelli di San Biagio e di San Giacomo, raffigurati nella parte verso sud vicino all' altare e risalenti alla prima metà del Trecento, forse tra il 1320 e il 1350 e comunque prima della sistemazione della chiesetta. Mentre San Biagio è ,subito riconoscibile
anche per la scritta S. BLASIUS, non così il santo vicino, identificato come San Giacomo. Ad epoca più tarda e cioè ad un '400 già avanzato si possono invece far risalire gli affreschi sulla parete sinistra verso nord. Purtroppo anche qui sono andate perdute ampie figurazioni con lo spostamento della porta di ingresso al campanile e con i lavori di allargamento della cappella della Madonna. Straordinario ci appare l'episodio figurativo del catino absidale, forse della prima metà del' 400: i simboli dei quattro evangelisti, in una armonia di colori, si staccano dal cielo e fanno corona alla maestosa figura del Cristo che tiene in mano un libro con le scritte in latino del vangelo di Giovanni: "lo sono la luce del mondo, chi mi segue non cammina nelle tenebre". Attrae la figura del Cristo sia per la vivacità del colore delle vesti che per la finezza con cui sono risolti alcuni particolari: si veda il bel volto e la mano protesa per la benedizione. Ai lati attorno al Cristo vi sono i simboli dei quattro evengelisti: il leone alato, l'aquila, l'angelo e il bue.
 

IL POLITTICO
ll polittico di San Biagio è una meravigliosa opera d'arte eseguita intorno al secondo decennio del Quattrocento e recentemente assegnata al grande pittore veneziano conosciuto come "Maestro del Dossale Correr, autore  del dossale n. 382 conservato nel museo di Venezia, ma anche della seconda Pala feriale di San Marco. Il Polittico di San Biagio si colloca cronologicamente tra queste due grandi opere del maestro veneziano, quando sulla matrice formale tardo trecentesca si innestarono cadenze tardo gotiche di derivazione micheliana, ed è un raro esempio di spicco nel vicentino delle opere di diretta influenza veneziana. Il polittico di San Biagio viene menzionato per la prima volta nel 1563, durante la visita pastorale del vescovo di Padova Francesco Pisani.
Si tratta di un complesso pittorico e scultoreo costituito da una cornice dorata e cuspidata di forma tard ogotica delle dimensioni di cm. 115 x 202, suddivisa in sette scomparti con al centro la splendida statuetta lignea di S. Biagio vescovo benedicente e ai lati sei tavolette dipinte su fondo oro.